«Io, giramondo in quarantena a San Marino»: intervista a Petrisor Voinea sul Corriere Romagna

Dalla Romania a San Marino, passando per il Vietnam. Non è una canzone di Giusy Ferreri ma il tragitto di Petrisor Voinea, attaccante della Fiorita, approdato a Montegiardino nel mercato

invernale. Ed è proprio in uno dei più piccoli Castelli dell’Anti – ca Terra della Libertà che il giocatore con un curriculum di caratura internazionale ha passato le prime settimane di isolamento di questa surreale emergenza.

«Ho fatto quasi un mese da solo nella casa di Montegiardino, prima di poter raggiungere i miei genitori, che vivono a Treia, in provincia di Macerata» racconta Petrisor, che proprio nelle Marche ha mosso i suoi primi passi da calciatore, dalle giovanili fino agli esordi in Serie C con la maglia della Sangiustese. Sono seguite le esperienze con la Recanatese e la Sambenedettese, prima di spiccare il volo. Vietnam,

Romania, Hong Kong, Arabia Saudita, Malesia, giocando nelle massime serie.

C’e un’esperienza tra queste che le e rimasta nel cuore?

«Quella in Arabia Saudita. Lì il calcio è davvero molto amato e seguitissimo. Sono arrivato dalla Romania che non ero nessuno, ma in poco tempo sono diventato qualcuno. È stata una bella stagione e anche a livello sportivo ho fatto molto bene, con 22 presenze e 11 reti. Un’altra esperienza molto bella è stata quella in Malesia. Anche lì vivono di calcio e in certe partite ci sono ad assistere anche 70-80 mila persone. È bello giocare davanti a simili cornici di pubblico».

Lo scorso anno giocava in Vietnam, ora a San Marino. Com’e stato ritrovarsi in questo ambiente?

«Calcisticamente non conoscevo più di tanto questa realtà. La mia scelta è stata condizionata in gran parte dal fatto che La Fiorita negli ultimi anni ha giocato sempre in Europa. Come gruppo mi sono trovato da subito molto bene, non è retorica. È una vera famiglia e sono convinto che questo faccia la differenza anche in campo. Anche a livello societario e di staff è l’ambiente ideale per lavorare sereni. Peccato per questo stop, arrivato proprio mentre stavo entrando in condizione. Stavo iniziando a giocare benino e nell’ultima partita avevo anche segnato. Era il momento giusto per continuare, ma la salute viene prima di tutto».

Come sta affrontando l’isolamento?

«Mia moglie e mia figlia vivono in Romania. È dura stare lontano da loro, ma se sono qua è anche per loro. Nel frattempo mi sto allenando a casa, cerco di fare palestra in casa e corsa in garage per tenermi in forma».

Pensa che si potra riprendere?

«Io dico il prossimo mese. Il campionato va finito e ci troveremo a giocare anche tre partite in sette giorni. Se lo stop dovesse protrarsi più a lungo, sarà più complicato».